 Scriba
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| Resuscitata dall'influenza, vi posto l'ultimo capitolo! Spero vi piaccia:) Grazie a tutti/e di aver seguito questo racconto.  4 Ottobre 2008 Cara Carla, ti scrivo perché con le parole non sarei in grado di raccontarti cos’è accaduto, vorrei evitare di conoscere il tuo sguardo quando verrai a sapere cosa ho fatto. Allo stesso tempo, però, vorrei che tu conoscessi tutta la verità, dato che hai condiviso il gomitolo, ormai sciolto, con me. So che, in base ai comportamenti, si traggono spesso conclusioni riguardo la vera natura di chi li compie; ma sappi che, a volte, certe azioni hanno motivazioni profonde, che vanno considerate nel trarre le conclusioni. Spero che tu riuscirai a capire le mie. Ti chiedo scusa fin dall’inizio per eventuali sofferenze che ti causerò, ma sappi che sono eventualmente infondate, perché io sono la Melania che conosci da sempre e che hai aiutato a superare uno dei momenti più difficili della sua vita. Valerio è sempre stato per me un punto di riferimento, un bastone su cui sorreggermi in qualsiasi occasione. Lui è la mia stella attorno alla quale ruotano tutti i miei giorni. Lui è il sole del mio giorno e la luna della mia notte, che danno luce laddove sembra non essercene. Nell’ultimo anno, però, vedevo la mia stella allontanarsi sempre di più, mi aspettavo da un momento all’altro di vederla scomparire nella nebbia. Facevo spesso un sogno: ero in una strada in cui la vista era offuscata dalla nebbia. Un ragazzo, con il cappotto nero e una valigia, mi stava di fronte. Non riuscivo a capire chi fosse, il suo viso era coperto dalla nebbia, si vedevano solo i suo occhi, penetranti che perforavano l’aria appannata. Camminava all’indietro, con gli occhi sempre fissi sui miei. Dopo alcuni passi, si voltava indietro e, senza darmi nessun segno di saluto, se ne andava. Io piangevo, guardando le spalle nere del suo cappotto andarsene via, finché attorno a me rimaneva solo la nebbia. Io ero la sua migliore amica, quella “che c’era sempre”, per cui era inevitabile che Federica e il suo sogno avessero la precedenza su di me. A marzo Valerio è stato due settimane in Francia, per i provini. Solo questi ultimi quindici giorni sono stati più lunghi di quelli. Senza di lui ogni cosa aveva perso il suo fascino, anche Michele. Lui mi chiamava appena possibile raccontandomi, con voce squillante, tutto ciò che gli succedeva nella sua città del cuore: Parigi. Io fingevo allegria e interesse, in realtà avrei voluto solo che ritornasse. Nessuno poteva sostituirlo, nessuna mia amica riusciva a sollevarmi il morale, nessun amico mi proteggeva come lui. Sono sempre stata molto brava a fingere, così lui ha sempre pensato che io l’appoggiassi nel raggiungere il suo sogno, che fossi al suo fianco mentre lo inseguiva. Questo era vero, ma solo inizialmente. Da quelle due settimane a Parigi io iniziai a non essere più entusiasta dei suoi provini e mi accorsi che, con queste cose, lui sarebbe davvero scomparso nella nebbia, dato che già, dopo essersi messo con Federica, aveva iniziato a camminare all’indietro. Io e lei non siamo mai andate d’accordo, non ci siamo mai salutate cordialmente e io, anche davanti a Valerio, evitavo di fingere disponibilità nei suoi confronti: per quanto sia brava a fingere non riesco a spingermi a tal punto. D’altronde nemmeno Federica saltava fra le mia braccia ogni volta che mi vedeva. Cercava di evitare il mio sguardo ed evitavamo di parlarci. Valerio interpretava tutto questo come un’incompatibilità di caratteri e cercava sempre di esaltare le doti di Federica, raccontandomi di quanto in realtà fossimo simili e saremmo potuto diventare ottime amiche. Lui, però, non si accorgeva di cosa stesse provocando Federica alla nostra amicizia. Lei lo rinchiudeva in una scatola di latta, rendendolo insensibile a tutto ciò che lo circondava. Lo avvolgeva con la sua mantellina rossa, ricordandogli la sua esistenza e facendogli dimenticare quella degli altri, la mia soprattutto. Lei ha sempre avuto paura di me e del mio rapporto con il suo ormai ex-ragazzo. Non avrebbe mai potuto stringere con lui un rapporto tale da fargli dimenticare me; così l’unica modo che aveva per averlo tutto per sé, era allontanarmi da lui. Purtroppo per lei, però, me ne sono accorta in tempo e il mio intervento è stata risoluto e preciso. La verità è che io e lei siamo troppo ingombranti nella vita di Valerio: non possiamo starci entrambe. Dopo Parigi si aggiunsero anche i provini semifinali di Amici, che diedero esito positivo. I passi all’indietro continuavano ad aumentare. Nonostante le mie finzioni, che credevo perfette, molto spesso non riuscivo a mostrare un’assoluta felicità per i suoi successi. Ciò che è mio è suo, ma siamo comunque persone diverse con reazioni diverse. Lui interpretava le mie come malinconia e cercava di consolarmi, dicendo che io ero il suo punto fisso da sempre e per sempre e che nessun sogno, per quanto grande poteva essere, ci avrebbe mai diviso. Volevo evitare che si accorgesse fino a quale punto non condividessi il suo sogno e non ne fossi contenta. Così cercai di mostrarmi il più disponibile possibile, incoraggiandolo e urlando di gioia per ogni notizia positiva. Mi ero addirittura resa disponibile per accompagnarlo nella ricerca del gioiello perfetto per Federica e avevo gestito la prenotazione del ristorante per il loro anniversario. Nonostante questa mia disponibilità e finta allegria, non avevo cancellato l’avversità verso Parigi, Roma e Federica. La negatività nei loro confronti cresceva finché promisi a me stessa che sarei riuscita ad eliminarli tutti e tre dalla mia vita. Aspettavo solo l’occasione giusta. Valerio aveva fornito il mio indirizzo per qualsiasi lettera proveniente dai provini che aveva fatto: in caso di esito positivo, doveva essere una sorpresa per la sua famiglia. Così, quando una mattina di Luglio mi arrivò quella lettera dalla Francia, la presi mettendola sopra la mia scrivania. Seduta riflettevo su ciò che avrei dovuto fare. Arrivai alla conclusione che la decisione ruotasse tra me e Valerio: scelsi me stessa. Presi una busta simile, falsificai il timbro della scuola francese e la firma del direttore e scrissi una fredda lettera di rifiuto a Valerio, includendo anche immaginarie motivazioni. Per rendere la busta dello stesso spessore dell’originale la riempii dei volantini pubblicitari di “bed and breakfast” e ristoranti francesi. Così, sono andata a casa di Valerio, in pigiama, per marcare la velocità di consegna. Quando uscii dal cancello di casa mia per andare a consegnare la falsa lettera, però, non era previsto nessun diario e nessun coinvolgimento di Federica. Suonato il campanello, però, alla porta comparve lei: era come se il destino fosse davvero d’accordo con me e mi stesse sostenendo. Al pomeriggio ricevetti una chiamata triste di Valerio che aveva letto e pianto tutto il giorno per quella mancata vittoria, che credeva davvero vicina. Cercai di sollevargli su il morale, ricordandogli che rimaneva ancora Amici e che il suo talento l’avrebbe portato lontano, ma non in Francia a quanto pare. Chiuso il telefono iniziai a sentirmi in colpa per quanto aveva appena fatto e quasi mi venne la tentazione di fingere uno scherzo e riconsegnarli la lettera. Ripensai poi, però, a quelle due settimane lontano da lui e scelsi, ancora una volta, me stessa. Conservai la busta originale, destinando ad un secondo momento le decisione su cosa avrei potuto fare per spazzare via anche Federica. A volte grossi sensi di colpa bussavano nella mia testa. Io li respingevo con il pensiero che, nella vita, ottengono qualcosa solo le persone che utilizzano l’egoismo, sano, che la natura ci ha donato. Non avevo davvero idea di come avrei potuto eliminare Amici dalla mia vita. L’occasione mi si presentò quando Valerio mi chiamò, una mattina dei primi giorni di settembre. La redazione del programma gli aveva mandato un messaggio per invitarlo a partecipare alla prima puntata in cui avrebbe avuto l’esito finale dei suoi provini. Per tutto il giorno ho camminato nervosamente per la casa, pensando alle varie possibilità e motivazioni di una mia possibile azione. Molti erano i sensi di colpa che tentavano di insediarsi stabilmente nella mia mente. Ma la domanda era sempre quella, e la mia risposta la medesima: me stessa. Scrissi una cordiale lettera di ringraziamento alla redazione di Amici, rifiutando il loro invito alla prima puntata per motivazioni familiari importanti. Con le mani tremanti imitai la firma di Valerio e imbucai quella lettera, centrando a stento la fessura della cassetta postale. Rimasi in attesa che tutto si sistemasse e che io ritornassi, di nuovo, a riappropriarmi di ciò che era mio. Quando quel sabato mattina Federica mi aveva chiamato per lo shopping decisi che quello sarebbe stato il momento giusto per completare le pulizie. Nascosi la busta francese nella borsa, per metterla, al momento opportuno, in quella di Federica: Valerio a quel punto sarebbe arrivata ad odiarla e nella sua vita non ci sarebbe stato più posto per lei. La giornata, però, non andò secondo i piani. Federica sembrava davvero intenzionata a riallacciare i rapporti con me, forse perché innamorata di Valerio a tal punto da sacrificarsi per realizzare un suo desiderio, anche se la fatica che avrebbe dovuto fare era davvero molta. Questo pensiero mi emozionò a tal punto che dimenticai persino la busta nella mia borsa. Tornata a casa, stanca dal troppo camminare, aprendo la borsa la ritrovai e decisi di non proseguire i miei piani: l’amicizia, ancora agli esordi, con Federica avrebbe fatto spazio per entrambe nella vita di Valerio. Ma la busta non fu più estratta dalla borsa, se non da Valerio, nervosamente, quel lunedì notte. Quando la vidi tra le sue mani, che tremavano accompagnando lo sguardo nervoso e pieno di odio, la maggior parte delle parole se ne andarono via dalla mia mente. Le uniche che riuscii a dire servirono solo per accrescere la sua rabbia e nulla fu utile per giustificarmi per quello che avevo fatto. Negai e negherò ancora, perché non posso fare altro. Ma in quel momento mi accorsi di quanto era sbagliato pensare agli altri. Per la prima volta, alla mia solita domanda, avevo risposto “gli altri” e avevo perso la cosa più importante della mia vita. Le ore seguenti furono uguali a quelle dei giorni successivi: vuoti e senza senso, senza la mia colonna, senza la mia luce, il mio bastone. Lui non mi credette, non fu in grado di leggere la sofferenza nei miei occhi, reale e sincera, ancora maggiore perché ciò che doveva avvicinarlo a me lo stava allontanando. Il giorno seguente mi svegliai con la testa piena: il gomitolo si era formato e accresciuto durante la notte. Allora mi sedetti sul letto, con le braccia sopra le gambe incrociate e pensavo: a Federica, a Valerio, e a me. Sollevando lo sguardo vidi nella mensola, tra i libri, una copertina azzurra che spiccava fra tutte. La presi e mi ricordai del diario. “Non arrenderti, mai. Qualsiasi cosa succeda.” Era una frase che mi ripetevo spesso. Decisi di seguirla e, senza pensarci oltre, iniziai a scrivere ancora prima di decidere cosa avrei potuto fare per non arrendermi. Dopo le prime pagine, mi venne in mente che potevo scriverlo per darlo a Valerio. Sapevo quanto teneva alla mia felicità e a me: non poteva ignorare quanto stessi male dentro per un fatto di cui non aveva nemmeno le prove. Così iniziai a scrivere, gettando su quella pagine le miei emozioni e paure del momento, quelle reali. Ritenni Federica la reale colpevole di quanto era accaduto, quasi come se sapesse della mia busta dentro la borsa. Irrazionalmente la ritenevo responsabile della sua stessa comparsa nella vita di Valerio, e nella mia di conseguenza. Il dolore per la mia perdita, però, era troppo grande per approfondire ulteriormente le motivazioni delle sue colpe. Più volte scrissi senza speranza, con l’unico scopo di sfogo e riflessione, soprattutto dopo quel giorno al porto: il suo sguardo è una cosa che non dimenticherò mai. Ma la speranza si avvicinava a me e si allontanava. Cogliendola in un giorno in cui era venuta a trovarmi, imbucai il diario nella cassetta della posta di Valerio, in un momento in cui il cancello della sua casa era deserto. Per tutto il giorno sottili spilli d’ansia mi pungevano il corpo: era l’ultima occasione di realizzare il sogno per cui avevo abbandonato anche l’amore. Guardavo il mare quando, ad un certo punto, delle piccole onde mi suggerirono una presenza. Mi voltai, cercandolo: lo trovai. I suoi occhi mi guardavano incerti sul da farsi. Le miei gambe si mossero da sole verso la loro stella. Il mio sole pianse e io lo imitai, facendo sciogliere quel gomitolo odiato che, per tanti giorni, mi aveva oscurato la mente. Mi sentivo libera, leggera, felice, completa. Si, finalmente sono completa e niente e nessuno mi svuoterà più. Per questo motivo scelgo di non spedire questa lettera. Scriverla allevia i miei sensi di colpa: io ho detto la verità, ma nessuno l’ha mai trovata. Molti cercano la verità: alcuni pensano di averla trovata, altri muoiono per cercarla. Ma ci sarà qualcuno che la trova e la propone agli altri ma, nella maggior parte dei casi, non verrà mai ascoltato. Alla fine, niente è come sembra.
Melania. |